Traduzione dell’articolo di Alberto Arregui, membro della ‘presidenza federale’ di ‘Izquierda Unida’, coalizionedell’estrema sinistra spagnola.

http://www.eldiario.es/tribunaabierta/cero-izquierda_6_703139691.html

 

 

— “La Catalunya sta vivendo una rivoluzione democratica, tra lo stordimento e l’incomprensione della sinistra spagnola (ed europea, aggiungo io!). Neanche nella ‘Transizione’ si produsse un movimento sociale con queste caratteristiche; niente nella storia recente è comparabile per il suo livello di partecipazione popolare, estensione geografica e temporale e per aver unito strade e istituzioni. E’ un fenomeno proprio di una nazionalità oppressa che lotta per i suoi diritti democratici e, dalla Spagna non si è riuscito a capirlo. (…)

Eppure, in fondo il sentimento catalano non è così difficile da comprendere: dopo 40 anni di dittatura e altri 40 di centralismo “democratico”, non si possono aspettare più nulla dal Regno di Spagna, ne’ da un punto di vista democratico ne’ sociale e quindi si sono posti come obbiettivo di emancipazione quello di conquistarsi la Republica Catalana e, si può essere d’accordo o meno, ma si sono ottenuti (e, non possiamo negarglielo) il diritto a decidere per il loro futuro. Mentre invece lo Stato spagnolo, ereditario del franchismo, “in nome della Costituzione” sta scaricando tutta la sua artiglieria antidemocratica contro il popolo catalano “.

 

Quello che vi traduciamo e riportiamo, è un interessantissimo articolo di un membro di Izquierda Unida che evidenzia le gravissime mancanze e ottusità di una sostanziale fetta della sinistra spagnola e, aggiungo io, delle sinistre europee, nel porsi con indifferenza, o addirittura avversione, verso il processo indipendentista catalano.

Sinistre che, in Spagna, hanno già sbagliato e concesso tanto negli ultimi 40 anni e che avevano, in quest’occasione, la possibilità di ‘redimersi’ e occupare un terreno importante in questo processo, e invece l’hanno persa malamente, lasciando campo incontrastato al nazionalismo repressivo e oppressore del PP.

(((Per fare brevemente un quadro, mentre la sinistra catalana (ad eccezione di Catalunya en Comù e altri piccoli partitini) è stata uno dei motori principali di tutto il movimento indipendentista, e nel resto della Spagna i movimenti e le piazze si sono mobilitate fortemente in solidarietà al popolo catalano, i grandi partiti/movimenti della sinistra spagnola, che in questo momento hanno un peso abbastanza importante nel panorama nazionale (Podemos, Izquierda Unida ecc), e avrebbero quindi potuto giocare un ruolo fondamentale, si sono mantenuti praticamente equidistanti tra i 2 fronti, condannando i metodi repressivi e franchisti di Rajoy, ma allo stesso tempo non appoggiando l’azione del governo e del popolo catalano. Nell’articolo Arregui arriva a tirare in ballo anche il PSOE (che assimilerei al nostro PD… e anche se nei termini continua a dichiararsi socialista, nelle pratiche probabilmente agisce ancora peggio!), che aveva l’ultima possibilità per dimostrare di essere qualcosa di diverso dal neo-fascista PP (Partido Popular), e invece ha confermato la sua definitiva complicità con questo! )))

“Da un punto di vista programmatico, e teorico, servirebbe molto spazio per rispondere a tutte le vaghezze, i luoghi comuni e le generalizzazioni che hanno usato per giustificare la loro avversione alla lotta presente del popolo catalano, però ciò che colpisce è la debolezza delle loro costruzioni. Pretendere di giustificare con l'”operaismo internazionalista” il rifiuto al diritto di auto-determinazione è come rifiutare la lotta per un miglior salario in nome della consegna socialista di “ciascuno per le sue possibilità e a ciascuno per le sue necessità”… ovvero sia, l’offerta di un’astrazione difficilmente praticabile, di fronte a un’opzione di realtà concreta.

Dire che ci sono borghesi in questa mobilitazione come argomento, sarebbe come dire che non si deve difendere il diritto al divorzio dato che “il matrimonio e l’istituzione familiare riproducono le relazioni di dominio della società capitalista”. Il colmo dell’immersione nel nazionalismo spagnolo è dire che il popolo catalano difende i suoi diritti democratici “perchè è più ricco”… con un argomento del genere dovremmo abbandonare la lotta per qualsiasi miglioramento sociale o politico in qualsiasi dei paesi chiamati “sviluppati”.  In definitiva, scuse da cattedra invece di analisi marxista e impegno nella comprensione dei processi politici. (ndr, nell’articolo originale c’è scritto ‘compromiso’, ma in castigliano assume un senso totalmente diverso rispetto alla nostra traduzione di ‘compromesso’)

Chiaro che l’ipotetica indipendenza non risolverà i problemi sociali del popolo però, tralasciando l’ovvietà del fatto che ancora meno li risolverebbe la ‘dipendenza’, questo si sa perfettamente nelle strade catalane piene di vita che brulicano di aspirazioni trasformatrici, non hanno bisogno che glielo spieghino da Madrid, già lo sanno.

Quello che serve è sporcarsi le mani, mettersi al lavoro, non dare lezioni dai palchetti, ma piuttosto cercare di dare alla lotta il maggior contenuto di classe possibile, come hanno fatto gli scaricatori di porto, i pompieri, gli insegnanti, ora i lavoratori del settore della comunicazione e, in un certo modo, addirittura gli stessi mossos d’esquadra.

Quello che ha fatto il popolo di Catalunya il 1 di Ottobre è un’eroicità, un esempio, qualcosa degno di lode, una lezione di dignità, e la reazione dei leader della sinistra spagnola, di ostruzionismo verso questo referendum conquistato con lacrime e sangue, è un’indegnità, che conduce, dalla Catalunya, a che si metta un 0 alla sinistra.”

— Nella parte finale dell’articolo, Arregui invita a riflettere sull’idea di ‘Rivoluzione Permanente’, elaborata da Marx e Engles e ripresa da molti nella storia, e a capire che la rivoluzione non è solo quella di una notte, ma qualcosa che necessita di un processo di trasformazione sociale, anche in termini democratici, in una concatenazione logica e dialettica di eventi, dentro il quale, per la stessa classe lavoratrice, può essere necessario includere il diritto di autodeterminazione, al fine di ottenere un vero controllo pubblico sulle gestioni della società.

E che “ancora siamo in tempo a cambiare corso, se ci impegniamo a capire che per essere ascoltati dal popolo catalano dobbiamo stare gomito a gomito con la loro causa democratica, che per frenare la borghesia spagnola dobbiamo lottare insieme e che, in definitiva, la loro lotta è la nostra lotta, la loro sconfitta sarà la nostra e se vinceranno sarà una vittoria comune!”

link all’articolo originale: http://www.eldiario.es/tribunaabierta/cero-izquierda_6_703139691.html