Un paio di settimane fa, nel giorno in cui in Italia su facebook ci si divertiva a ricordare il 28 Aprile di 76 anni fa, in cui Mussolini veniva esposto a testa in giù in Piazzale Loreto, in Spagna il partito di estrema destra Vox prendeva il 10% alle elezioni politiche spagnole, diventando il primo partito neo-franchista ad entrare in parlamento a 40 anni dalla fine della dittatura.

Come a molti avrò ripetuto nei miei – pochissimi – anni di militanza, e nei tanti successivi di riflessioni ‘dall’esterno’, seppur l’antifascismo sia parte integrante della mia cultura, e mancare il 25/4 in Santo Spirito sia stata per me una grande sofferenza, sono sempre stato molto scettico e critico verso un certo tipo di “antifascismo militante”, in particolare verso tutta la galassia “antifa” (italiana quanto europea).

E non tanto quando si esprime in una sacrosanta azione pratica nelle strade, ma soprattutto quando si erge a ideologia politica totalizzante, in cui 3 esaltati che giocano a fare i fascisti per dare un pò di brio e provocazione alla propria triste vita sembrano essere il problema principale della nostra società, quando i problemi – e i nemici – da affrontare sono ben altri, solo che sono un pò più in alto, un pò più potenti, e un pò più difficili da scovare e da combattere.

E sia in quei pochi anni di militanza, sia nei successivi da ‘esterno’, ho sempre sofferto questa predominanza dell'”azione antifa” sulle mille altre battaglie da portare avanti; forse l’antifascismo è sempre stato l’unico collante che è riuscito ad unire le varie realtà che su tutto il resto sono sempre riuscite solo a dividersi, ma al popolo “là fuori”, alle classi popolari, alla gente che unn’arriva a fine mese o che c’arriva ma dovendo condurre una vita stressante ed infame, di quei 4 coglioni che giocano ai fascisti non glene frega – e non glen’è mai fregato – una benemerita sega!

Il fascismo di oggi sono le multinazionali finanziarie e mediatiche, il neo-liberismo globalista che strozza popoli, economie e culture, e contro cui il popolo ha bisogno di riconoscersi in un’identità collettiva per potersi unire nel combatterli e nel creare una valida alternativa. Non quei 4 dementi.

Bene. Questo discorso poteva valere 10 anni fa. E già lo facevo 10 anni fa, quando tutte le varie sigle di “estrema destra” avevano ben poca agibilità – se non negli stadi e in pochissime città del centro e nord italia – e realmente non rappresentavano nessun tipo di pericolo sociale, essendo il potere ben stretto in mano al centro (destra/sinistra) liberista e liberale, ed essendo loro 4 gatti.
E noi, tutto il giorno, a parlare di loro, di quei 4 gatti; a sognarceli di notte, a fare assemblee, manifestazioni, a prendere denunce per ribadire che loro non dovevano esistere nè avere agibilità politica, a nominare compulsivamente il loro nome, finendo per fargli nient’altro che un sacco di pubblicità. E intanto, su tutto il resto, stavamo perdendo ogni contatto con la realtà intorno a noi. Stavamo perdendo numeri, giovani, spazi, e la vita delle persone intorno a noi continuava a peggiorare.

Gli anni son passati, e questi fenomeni sono cresciuti. E non solo a livello di gruppetti militanti. In tutto il mondo avanzano tendenze pericolosissime: negli USA c’è Trump presidente, in Brasile Bolsonaro, in Italia Salvini, in molti paesi europei partiti più o meno apertamente neo-fascisti stanno prendendo importanti percentuali di voto, e Domenica Vox in Spagna che col 10% ha portato l’estrema destra per la prima volta in parlamento nella storia della “democrazia” spagnola.

La crisi sta mordendo, e spesso quando le cose iniziano ad andare male l’uomo – sopratutto quello occidentale, ma non solo – tende a chiudersi su sè stesso, e quindi a virare verso destra, verso l’individualismo e verso la guerra tra poveri.

Quindi si, oggi il “fascismo” può essere considerato un pò più un pericolo di 10 anni fa. Questo vuol dire che dovevamo fare PIU’ ANTIFASCISMO in tutti questi anni?

No. Questo vuol dire che siamo stati noi a regalargli questa avanzata.
Che la nostra pochezza, la nostra disorganizzazione, la nostra superficialità, hanno fatto si che in tanti si allontanassero da noi.
Che la mancanza di un movimento popolare realmente popolare, realmente organizzato e che trattasse i temi che realmente interessano al popolo, ha fatto sì che in molti si spostassero verso quei movimenti, che si, con parole ed azioni populiste, ma sono riuscite ad intercettare i bisogni di quelle persone, e in parte di quelle “masse”.

Oltre al fatto che in temi come le emigrazioni, l’appartenenza e la sovranità territoriale, sono convinto (come esporrò in futuri articoli 😉 ) che tutta la sinistra italiana ed europea abbia preso un enorme abbaglio, lasciando il campo alla voce xenofoba di quei movimenti e partiti.

Gli unici focolai di resistenza a questa avanzata sono le regioni del mondo in cui i movimenti popolari e sociali hanno un forte legame con la propria cultura, il proprio territorio e la propria bandiera, in cui l’appartenenza patriottica popolare e solidale e la sovranità nazionale sono questioni al centro della sinistra di tutti i tipi, da quella politica a quella di movimento.

In Catalunya e nei Paesi Baschi, l’estrema destra è praticamente inesistente, e solo grazie all’asfaltata presa in queste ragioni da Vox, PP e Ciudadanos è stato possibile evitare la creazione di un governo di destra a tinte neo-franchiste nella Spagna del 2019.

Estrema destra nazionalista che è praticamente inesistente (se non a livello militare) qua in Argentina, e in tutti i paesi latino-americani in cui il bolivarismo e il socialismo portano alta la bandiera della liberazione nazionale, in un patriottismo degli oppressi che da decenni combatte l’oppressione esterna di statunitensi e noialtri europei.

In sostanza, credo che l’appartenenza popolare e il riconoscimento di un’identità collettiva – nazionale, regionale, cittadina o di quartiere che sia – siano l’unico antidoto al dilagare della destra nazionalista.
Perchè gli esseri umani necessitano del senso di appartenenza a una comunità, ad un popolo, e non per forza in contrapposizione agli altri; come gridano in Catalunya, o qua in Argentina, “La Patria es el otro”, è il sentimento che ci accomuna alle persone intorno a noi e che ci porta a cercare soluzioni comuni ai nostri problemi.

Il superamento storico dell’appartenenza di classe della grande comunità operaia e lavoratrice, che è stata sostituita da una composizione sociale estremamente varia, ha lasciato la sinistra senza una casa comunitaria; si dovrebbe aprire un altro capitolo sulle incomprensioni che a mio parere questa parte politica ha avuto di numerosi fenomeni dei nostri tempi, ma uno fra questi è il “globalismo anti-patriottico” scambiato per “internazionalismo” da molti compagni (“INTER -nazionalismo”: cooperazione TRA nazioni).

L’odio della sinistra, o per lo meno di molti sinistri, verso la propria patria, verso la propria gente, credo sia stato il definitivo affossamento di questa storia politica, e allo stesso tempo il grande regalo alle destre nazionaliste e xenofobe, che sono riuscite ad incanalare quella necessità di riconoscimento in un ragionamento individualista ed escludente, con tutte le pericolosissime conseguenze che questi ragionamenti sappiamo portare con sè.

Se vogliamo combattere l’avanzata del nuovo fascismo nel vecchio continente, iniziamo quindi dall’abbozzarla di etichettare come razzista qualsiasi tentativo di riconoscersi in un popolo e una “patria comune”, e iniziamo a riconoscere e ad amare le nostre, in tutte le loro contraddizioni e difficoltà.

Perchè come dice “LatinoAmerica” dei Calle 13, “El que no quiere a su patria, no quiere a su madre”, “Chi non ama la propria Patria, non ama la propria Madre”. Perchè la nostra Patria è la nostra madre, aldilà del bellissimo sentimento solidale di appartenenza all’umanità abbracciato da comunisti, socialisti, libertari ecc…
E se è vero che il mondo intero ha bisogno di liberarsi, è altrettanto vero che ciascuna famiglia deve essere in grado di liberarsi autonomamente, con le proprie forze e la propria autodeterminazione; e che se qualcuno dall’alto pretende di controllare e decidere per tutti, è naturale che il popolo oppresso si ricompatti orgogliosamente sulla propria particolarità. E non esiste niente di più forte di un popolo che si unisce.

– G.  RF –