Ora, che l’ampio fronte anti-Della Valle non fosse mosso esattamente dalle stesse motivazioni per tutti era chiaro già da tempo: da una parte noi e il nostro rifiuto romantico di un calcio in cui non ci riconosciamo, puro interesse e plusvalenze (e che i DV rappresentano alla perfezione), e dall’altra il commentatore calcistico contemporaneo, mosso più dall’aspirazione di avere un investitore che, esattamente all’interno delle logiche di questo calcio – business, tirasse fuori più quattrini possibili per portare la Fiorentina ai “livelli che gli competono”.
 
Ora, che il nostro sogno di una società ad azionariato popolare, che torni ad essere realmente proprietà dei suoi tifosi, in cui giochino fiorentini e tifosi della Fiorentina, e per cui saremmo anche disposti a scendere di qualche categoria se necessario, sia ad oggi niente di più di un sogno ai limiti dell’utopico (ma ciò non vuol dire che non continueremo a sperarlo); anche questo lo sappiamo bene.
 
Certo, fa piacere che una battaglia di popolo – per una volta – abbia dato i suoi frutti, e non possiamo nascondere la soddisfazione nel vedere questi arroganti dei Della Valle prendere le valigie e andarsene da Firenze, dopo diversi anni da ospiti indesiderati.
 
Ma mai, mai, avremmo pensato di assistere a quest’ondata di entusiasmo – anche da tanti frequentatori della Curva – per l’acquisto della Nostra Amata Fiorentina da parte di un tycoon americano, per giunta DICHIARATAMENTE GOBBO.
 
Roba da accapponare la pelle. Fino a 15-20 anni fa avevamo difficoltà ad accettare l’acquisto di un qualsivoglia giocatore che avesse indossato quella maglia anche solo per una stagione, ed oggi ci troviamo ad accettare senza troppe riserve addirittura un presidente che se ne dichiara tifoso.
 
E oltretutto, yankee. Personalmente mi sarei rifiutato di finire nelle mani anche di un miliardario arabo o cinese; sarebbe – per fare un parallelo con l’attualità politica mondiale – come festeggiare per la fine del potere della borghesia nazionale in favore dello strapotere del grande capitale finanziario globale.
 
Non che quello che c’era prima fosse meglio, ma qua si va senza dubbio di male in peggio.
 
Non che ci faccia schifo l’idea un giorno di poter vincere qualcosa, lo sogniamo da quando siamo bambini. Ma ancor di più teniamo alle nostre tradizioni, ai nostri colori, ai nostri simboli, al nostro stadio e alla nostra storia. E prepariamoci, perché con questo – parrebbe quasi sicuro – cambio di proprietà, rischiamo di veder stravolgere tutto questo, che per qualcuno sarà solo un gioco, per qualcun altro solo un affare, ma per noi sappiamo che è molto di più.
 
Non che con questo pensiamo di poter rimpiangere i “ciabattini” (o meglio, ne riparleremo fra 5-6 anni), ma forse siamo disposti a spezzare una lancia in favore di chi poneva la logica domanda ” Ok via i Della Valle. Ma cosa viene dopo?”.
 
Noi un’idea ce l’avremmo anche avuta, forse utopica per il calcio e il mondo di oggi.
 
Ma restiamo convinti del fatto che i soldi non siano tutto.
Che con un progetto serio, con la forza del cuore, della passione e dell’appartenenza – sopratutto nell’ambito sportivo, ma non solo – davvero si possano costruire cose che il denaro non potrà mai costruire.
 
Abbiamo paura di essere una minoranza estrema a Firenze a pensarla così, ma in questo passaggio di consegne a tinte a stelle e strisce non troviamo davvero NIENTE DA FESTEGGIARE.