Il 1° Ottobre è una data che ha segnato la vita a molti, tra cui a me.
Il 1° Ottobre è una data che sta lì a ricordarci quanto la narrazione della “Grande Democrazia Europea” non sia altro che una narrazione.
Che la democrazia funziona ‘finchè va bene a loro’, dopodichè quando il popolo decide di utilizzare quello strumento per far valere i propri interessi, chi ha interessi più grossi decide di rompere il giochino.
Il 1° Ottobre 2017, la polizia spagnola decise di rompere il giochino attaccando un popolo intero, causando quasi 1000 feriti, attaccando violentemente – e indistintamente – donne, uomini, giovani e anziani, che si erano recati alle urne per esercitare il loro diritto basilare, quello di voto.
A partire da quella data è partito l’attacco giudiziario alle istituzioni politiche e civili catalane, che conta decine di prigionieri politici, rinchiusi nelle carceri spagnole o esiliati all’estero. È di qualche giorno fa il colpo di stato giudiziario che ha destituito l’odierno presidente del Governo catalano, Quim Torra, per non aver rimosso degli striscioni in loro favore.
Nella civile e democratica Europa del 2020.
Ma il 1° Ottobre è anche una data che sta lì a ricordarci un’altra cosa.
Che non c’è niente come la forza di un Popolo.
Che “non potranno niente di fronte a un popolo unito, allegro e combattivo”.
La forza che ho avuto la fortuna di respirare in mezzo a quelle masse oceaniche di persone che scendevano quotidianamente in strada a difendere il loro diritto di esistere come Popolo, è una lezione che non si scorda facilmente.
L’orgoglio, la dignità mostrata in tutte le fasi del ‘Proces’, fino al 1° Ottobre, il giorno in cui i catalani uscirono di casa alle 4 del mattino per andare a presidiare i seggi, e ci rimasero tutto il giorno a difenderli dagli attacchi della Policia Nacional, fino al conteggio finale che raccontava di un plebiscito (90% di SI all’indipendenza), un plebiscito mutilato dal fatto che non si fosse potuto votare in condizioni normali e che molti dei voti fossero stati sequestrati dalla polizia, ma che comunque scatenò la festa per le strade di Barcellona e di tutta la Catalunya, nonostante il sonno, le ferite e gli ospedali pieni.
Il 1° Ottobre ci lascia quell’amara sensazione di impotenza di fronte all’arroganza di un Potere che non accetta uno svolgersi del corso della Storia diverso da quello da lui immaginato.
Si, ma allo stesso tempo ci lascia una sensazione molto più grande, e molto più bella.
Se il popolo si riconosce come popolo, si organizza, si struttura, e si dota di istituzioni valide e realmente espressione della sua volontà… Magari sarà lunga, sarà complicata, piena di ostacoli e di nemici. Ma la sua strada sarà vittoriosa.
Fra mille difficoltà ma il popolo catalano sta rimanendo compatto. E certo, se avesse un qualche appoggio da fuori, avrebbe un cammino più agevole. Ma oltre al suo obiettivo specifico, la battaglia catalana è un faro, un esempio per tutti noi, che illuminerà il cammino dell’Europa che verrà.
Come diceva un partigiano fiorentino, se unn’è ai tocco gl’è alle 2 si vince noi.